Origini del wushu

Le ipotesi e le leggende sulla nascita del wushu e sullo sviluppo delle arti da combattimento in Cina sono innumerevoli espesso in contrasto tra loro: tra le più attendibili è quella del mitico imperatore giallo Huang Ti, il primo a studiare una sorta di combattimento  (si pensa prevalentemente con le armi) e ad istruire le sue truppe per usarlo in battaglia nel 2674 A.C. 
Intorno al 600 A.C. nasce un mito intorno alla figura di Lao Tse detto "il vecchio", così chiamato perchè secondo la leggenda  avrebbe meditato ottant'anni nel ventre della madre prima di nascere. Il taoismo e l'arte del combattimento furono influenzati dal suo pensiero, legandosi così indissolubilmente a principi mistici ed esoterici quali la meditazione, la medicina tradizionale e l'alchimia. Questo periodo è detto del Wu Wei e vede la pratica della lotta senz'armi privilegio dell'aristocrazia e delle caste nobili.
Nel 500 D.C. un monaco proveniente dall'India diffonde nella Cina il Buddismo Mahayana: il suo nome è Bodidharma secondo l'idioma sanscrito e Pu-ti-ta-mo in lingua cinese. Terzo figlio di Suganda, un principe del sud di nobile casta guerriera, la sua educazione e formazione buddista si basa sulla tecnica del dijana (meditazione) e si afferma che fu proprio per desiderio del suo maestro, il saggio Prajnatra, che alla morte di quest'ultimo valicò l'Himalaya presentandosi alla corte dell'imperatore Wu della dinastia Liang (502-557). la figura di Ta Mo appare come il patriarca attraverso il quale la corrente del buddismo Mahayana  o del Gran Veicolo, fortemente ascetica, che si contrappone a quello dell'Hinayana o Piccolo Veicolo sicuramente più ritualistica , gettò le basi attraverso la pratica della meditazione del Buddismo Chan-o-zen-na (zen in giapponese) perfezionato più tardi dal suo successore Hui Neng.
La leggenda vuole che Ta Mo scelse come sua dimora e centro per la divulgazione della sua dottrina il tenmpio di Shaolin-Tsu , letteralmente "tempio della giovane foresta" . Ben presto Ta Mo si accorse che i giovani monaci non riuscivano a seguire e sopportare le lunghe sedute di meditazione cui erano sottoposti: i loro fisici erano troppo deboli, occorreva pertanto affiancare alla pratica spirituale quella fisica per rafforzare parallelamente corpo e fisico. Ta Mo codificò 18 esercizi che dovevano rappresentare l'anello di congiunzione tra corpo e spirito. Con il passare del tempo i monaci dovettero affinare e sviluppare sempre di puù le capacità combattive per difendersi dai briganti ed erano spesso chiamati a difesa dei poveri e dei deboli: in breve tempo il tempio di Shaolin-Tsu divenne la culla delle arti marziali in Cina e i monaci si conquistarono sempre di più la fama di forti e temibili combattenti. continua...

 

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