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Le ipotesi e le leggende sulla nascita e sullo sviluppo delle arti da combattimento in Cina sono innumerevoli e spesso in contrasto tra loro; tra le più attendibili è quella che vede nel mitico imperatore giallo Huang Ti il primo a studiare una sorta di combattimento (si pensa prevalentemente con le armi) e ad istruire le sue truppe per usarlo in battaglia nel 2674 A.C.
Intorno al 600 A.C. nasce un mito intorno alla figura di Lao Tse. Il taoismo e l'arte del combattimento vennero influenzati dal suo pensiero, legandosi così indissolubilmente a principi mistici ed esoterici quali la meditazione, la medicina tradizionale e l'alchimia.

Nel 500 d.C. un monaco proveniente dall'India diffonde nella Cina il Buddismo Mahayana; il suo nome è Bodhidarma secondo l'idioma sanscrito, e P'u-t'i-ta-mo in lingua cinese.
La leggenda vuole che Ta-Mo scelse come sua dimora e centro per la divulgazione della sua dottrina il tempio di Shaolin-Tsu, letteralmente "tempio della giovane foresta". Ben presto Ta- Mo si accorse che i giovani monaci non riuscivano a seguire e sopportare le lunghe sedute di meditazione cui venivano sottoposti: i loro fisici erano deboli, occorreva pertanto affiancare la pratica spirituale a quella fisica per poter rafforzare parallelamente corpo e spirito. Ta-Mo codificò così 18 esercizi, che dovevano rappresentare l'anello di congiunzione tra corpo e spirito. Con il passare del tempo i monaci dovettero affinare e sviluppare sempre di più le capacità combattive per difendersi dai briganti, ed erano spesso chiamati a difesa dei poveri e dei deboli.
In breve il tempio di Shaolin-tsu divenne la culla delle arti marziali in Cina ed i monaci si conquistarono sempre più la fama di forti e temibili combattenti. Nacque così lo Shaolin-tsu-chuan, cioè lo stile di combattimento del tempio della giovane foresta. Una parte sicuramente importante nella paternità delle arti marziali cinesi, soprattutto per quel che riguarda gli stili interni, è rappresentata dai mitici monti Wu-Dang, meta fissa di eremiti e praticanti taoisti ai quali veniva attribuita rara maestria nelle arti marziali, e soprattutto nell'uso e nello studio dell'energia interna.